Posts categorized “Vita di tutti i giorni”.

Relics

Tu sei il primo dei tre.

Sei un ricordo molto lontano, quindi devo lucidarlo bene. Sotto è oro, sopra è nero.
Avevo sedici anni, forse meno, ero un pischello che ascoltava Duran Duran, Tears For Fears e quei Propaganda per i quali tu mi pigliavi ferocemente per il culo come io ora piglierei per il culo i pischelli emo. “Nun te devi da ascortà quaa plastica! Te devi da ascortà er Boss! Robba bbona!”. Il ciclone Pil doveva ancora abbattersi sulla mia adolescenza, così come i miei ormoni sul mio corpicino ancora un pò sfigato. Eri bello, minchia se eri bello: felino, arrembante, carismatico, e guidavi una Taunus rosa shocking che avevi ridipinto a imitazione del boss. Le ciumachelle romane ti saltavano addosso per mangiarti, ed una ti saltò addosso un istante di troppo, e quando si staccò la vita di entrambi era cambiata. E fu un bel pacco, è brutto dirlo ma è così.
Io registrai i miei primi demo, a pagamento, da te, sul tuo quattro piste. Le mie prime canzoni registrate: “Rocket to you”, una roba molto scolastica alla Van Halen (synthoni pompati, beat fatto da te con la drum machine, e io che suonavo tutto il resto – nota bene che a 16 anni rimpiangevo di avere “iniziato tardi” a suonare), “Wind on the highway”, una roba molto arpeggioni che piacque molto all’Abietto anni dopo (“ti fregherò questo passaggio” mi disse, relativamente a robe di la minori, e non so se lo fece mai) e soprattutto “Sunrise on dreamland”, un bel pezzo arpeggiato che il tuo multieffetto gratificò di armonici magici, forse uno dei miei pezzi a me più cari. A saperlo, che multieffetto fosse, lo comprerei.
Prematuramente padre, incidesti due dischi,  uno pure con la Warner, ma qualcosa si era spento nel tuo sguardo; anche quando sorridevi si sentiva amarezza.
Quando me ne andai da Roma, ti persi di vista. Ora ti so in polonia, padrone di un agriturismo.
Le foto di allora ti congelano in un istante di giovanile ardore. Meglio che ti ricordi così.
Tu sei il numero due.
Sei più recente, ma sono comunque passati oltre vent’anni.
Vivevi nella mia stessa casa di montagna, figlio di altri. Suonavi il basso, e conoscevi “i gruppi veri”. Pink Floyd, Stones, Zappa, il tuo amato Pastorius. Mi odiavi perchè ero appiccicoso e petulante, e allo stesso tempo ero tuo amico perchè non avevi amici. Di carattere schivo, eri verosimilmente verginissimo a quattro anni più di me. A volte quando avevo voglia di ascoltare i tuoi dischi, o di mio cugino Franco, venivo a romperti le scatole bussandoti sulla porta anche per cinque minuti. Magari ti stavi facendo una sega. How insensitive of me.
Suonavi, e mi facevi sentire dischi: eri un pò quel fratello maggiore che ti svezza. Musicalmente, perchè come carattere mi hai fatto più danni del sacco di Roma.
Ogni tanto giocavamo a farci le interviste, da musicisti famosi. “Ma come mai lei usa batterie elettroniche?” fuori dal bar centrale, in chissà che estate degli anni 80.
Avevi un gruppo, ma credo abbiate fatto pochi concerti. Mi pare di ricordare che il chitarrista fosse tuo cugino, ma potrei sbagliarmi.
So che sei qui a Udine. Non ci vediamo mai, non avremmo nulla da dirci. Da che ne so il tuo basso è in un armadio, e lavori per lo stesso ufficio – con una mansione molto umile, da che mi pare di ricordare – di dieci anni fa. Anche qui le mie informazioni sono frammentarie: le poche volte che ti incontro mi parli di cazzate, con lo stesso tono passivo aggressivo di venti anni fa.
Tu sei il terzo, e sei quello che fa male.
Perchè a me del rap importava poco, lo facevo perchè mi lusingava che i dlh posse mi avessero chiamato a produrre il loro disco. Che cazzo ne sapevo, io, di rap? Lo ascoltavo. Ma ascoltare hip hop è molto diverso dall’essere hip hop. Tu eri fuoco giovane, eri pura energia e triestina spocchia. Mi facevi spaccare dal ridere, e per una qualche strana ragione mi avevi in simpatia.  E mi hai insegnato tu una certa fierezza dell’hip hop che pure ora da mezzosangue porto dentro.  Sii te stesso, perchè ne vale la pena. Questo il succo.
Ho scritto una canzone per te, ha girato, per te e per gli altri. Ho scritto una canzone che ha fatto piangere quella che più tardi divenne per un sei mesi la mia ragazza. Ha girato su parecchie radio.
Fanculo.
Io avrei preferito avessi girato tu. E ogni tanto ti penso, e la rabbia mi morde il cuore.
Siete tre ricordi, riposti in qualche angolo della mia parte rettiliana del cervello.
Siete tre impronte su un percorso che ho tracciato da solo. E come nei film, “venti anni dopo”, venti anni che non vediamo, anch’io ho fatto un disco con la warner, anch’io ho ascoltato e fatto buona musica, e anch’io sono un bboy, mezzosangue ma lo sono.
Non so, forse a questo punto dovrei dirvi grazie, immagino.

Technorati Tags:

“Niari”, sul Messaggero Veneto

Tavagnacco: ecco “Niari” il doppio pulp di Romanin

TAVAGNACCO. Hanno trovato il petrolio in Carnia! Dove? Ma a Valstorta, lo sanno tutti. Oddio, tutti, lo sanno almeno quelli che hanno letto il travolgente Niari (nero petrolio) di Fulvio Romanin, alias Redd Kaa, vulcanico trivellatore culturale tra parola e musica, tra produzioni discografiche e web(master), tra concerti e… sonno, sometimes.
Niari (edito da Kappavu) è la felice dimostrazione che i racconti pulp (o quasi) possono svolgersi anche da noi, che un paesino carnico inventato ma mooolto vicino alla realtà di Forni Avoltri, culla dell’autore, può essere come New York, e che l’area di servizio di Zugliano può essere come una stazione di servizio sulla Route 66.
Insomma, un doppio Romanin, che in Niari si esprime nel carnico della sua Forni e nell’altro racconto, Cornetto e caffè, usa il normale italiano. Sarà molto divertente, allora, anche seguire l’incontro di stasera, alle 21, al Centro civico di Tavagnacco, dove, oltre al petroliere, ci saranno il sindaco Mario Pezzetta, il giornalista Paolo Cantarutti, Stefania Nonino per le letture e Kappah dei Madrac (stessa genìa) per chiudere alla grande il ciclo di presentazioni di libri in friulano organizzate dallo sportello comunale per la marilenghe.
In entrambi i racconti del Fu (noi amiamo follemente il carnico con le finali in o di Niari) viviamo un surreale che carezza-graffia la realtà, che gioca con la dicotomia terribile vita/morte, che parla come parlano i giovani di oggi, siano essi presi da rivoluzioni fallite, canne finite ed emancipazioni solo sognate, siano essi viaggiatori della notte che perdono il senso del tempo, dello spazio e della stessa esistenza. Insomma, una trivellazione salutare, una ventata di freschezza, quasi un ghibli, che in un panorama giovane friulano non propriamente paradisiaco ci dice Yes we can: anche qui in Friuli abbiamo gente giovane che sa scrivere in marilenghe bene-benissimo, che guarda al mondo con saggia apertura e al proprio paese con l’amore di sempre. (n.c.)

Ringrazio ennecì per la divertentissima recensione, e vi ricordo, per chi avesse finito il livello di World Of Warcraft o per chi trovasse il bar da motari chiuso, che stasera, venerdì 7 novembre, ci sarà l’appuntamento di cui sopra a Tavagnacco. Domani invece mi troverete al “Festival Of Festivals” a Bologna, a fare il professùr…

Technorati Tags:

Santa Cunegonda…

Che quelli di Google fossero dei geni, vabbè, si sapeva.
Che il Google street view fosse una figata, si sapeva anche questo.

Oggi Kappah, dei Madrac, mi fa: ma l’avevi visto mai Google street view? Massì, dico io da saputello, certo. Di Roma? mi rimbecca lui.
Santa Petronilla.

Ti viene un dannato coccolone quando da internet puoi vedere quella che per vent’anni è stata la finestra di camera tua , il tuo personale oblò sul mondo da cui guardavi la suburra sottostante mentre crescevi tra incertezze e musica. Vedi che i negozi sono cambiati, da quando sei stato cinque anni fa, l’ultima volta, a Roma, mentre pregusti l’imminenza del ritorno (a dicembre, nda), e un viaggio – digitale – nel tuo quartiere diventa un vero e proprio trip down memory lane. 
“Lì giocavo a pallone e ora non ci sono bambini che schiamazzano felici, lì per la prima volta mi accorsi che la bambina con cui giocavo aveva dei seni, e lì, lì prendevo la pizza al ritorno da scuola”.
Io non sono un nostalgico, sono un antipassatista per eccellenza. Ma laddove ora l’hype più grosso è dato dalle elezioni usa twitterate realtime, questa mi colpisce dritto in mezzo al cuore

Technorati Tags: , ,

Due appuntamenti da non mancare, oppure si. :)

E’ un pò presto per parlarne ma ci sono due appuntamenti pubblici con il sottoscritto.
Il 7 di novembre ci sarà una presentazione del mio libro NIARI presso la sala del comune di Tavagnacco, ad Udine. Oltre al sottoscritto ci saranno Stefania Nonino, Paolo Cantarutti a parlarne e Kappah dei Madrac a metter su dischi.

Il giorno successivo invece farò di nuovo tipo le robe di workshop al Festival of Festivals,  un convegno / incontro tra tutte le più grandi realtà musicali ed informative italiane. Io terrò un workshop sabato 8 che si intitolerà, guarda un pò, “Fulvio Romanin: La progettazione del sito web del festival”. Dang. “Dovrò studiare l’argomento”. Lol.
Il festival appare terribilmente stimolante, e vi invito a farci un salto, se potete. :)

Technorati Tags:

Lamento del webdesigner alle 18.15

Non mi importa che tu sia la mia migliore amica o supposta tale.
Non ti giustifico nemmeno se sei stata mia amante, più o meno a lungo.
Si, certo, sei una bellissima persona, ti voglio bene. Tanto.

MA ALLA PROSSIMA MAIL CHE CONTIENE PDF DI FILOSOFIA SPICCIOLA, PENSIERI SULLA FELICITA’, BAMBINI CHE SORRIDONO, BARZELLETTE O MINCHIATE DEL GENERE TI MENO.

Technorati Tags:

Che poi ho capito

perchè stamattina mi ero alzato arrabbiato, alle sette. Mi capita, occasionalmente, di svegliarmi arrabbiato, ma in genere ho una ragione: questo cliente irrequieto, quella scadenza da finire, o cose più venali e terrene. Invece la ragione per cui ero infuriato era ben altra: perchè la mia “vacanza” ad Arezzo era finita. Un viaggio di 500km andata ed altrettanti al ritorno, con amici (la cantautrice FR Luzzi, Ricardo Fernandes e al ritorno Robin), pressato all’interno della mia Saponetta™ tra code inimmaginabili a Mestre e Firenze, pioggia sull’appennino, incidenti, deviazioni stradali, ed un generale sbattimento di trasporti per chi come me è come una via di mezzo tra Nero Wolfe e Ironside (immobile, nda). La “scusa”, ammesso ne avessi bisogno, per andare ad Arezzo è stato il Copyleft Festival 2008 organizzato – tra gli altri – dal bel Marco Gallorini. Un festival molto bello e molto ben riuscito, funestato da un maltempo che in confronto Osoppo pareva Copacabana, e che nel vicino – e concomitante – festival Circù ha fatto annullare un concerto di Tonino Carotone con gli Arpioni, concerto che mi sarei visto molto volentieri nonostante la stanchezza. Un’altro motivo di indubitabile piacere è stato rivedere più o meno tutto lo staff di Italia Wave, tra cui il boss Mauro Valenti, gli ineffabili ragazzi dello staff web (Pelòdia “il molto bello”, Robin, Kris, Nicola), Silvia Poledrini, il mitico Akira Rondoni, Annalisa, ma anche Daniele Caluri e Emiliano “IR” Pagani dello staff del vernacoliere. Sono stato preso da un terribile attacco di “back in the days”, mitigato da una quantità di bellezze locali che addolcivano il mio sguardo e da una quantità spropositata di cibo che ora non mi fa passare per le porte: ho combattuto aspramente per finire una fiorentina da un chilo, buona come non mi succedeva dalla picanha brasiliana. Eroicamente, vinsi, ma se avessi potuto dare la mano alla bistecca in segno di imperitura stima verso l’avversario, l’avrei fatto. Michele Buresti, il mio omologo di Italia Wave, per giunta, mi ha ospitato nella sua splendida casa tra i colli dell’aretino: un paesaggio da far struggere il cuore, in mezzo alla campagna. Ci credo che stamattina ero incazzato.

Technorati Tags: , ,

E’ il bello del designer.

Perchè è chiaro che se fuori sono trentasei gradi, le ragazze in bikini giocano a volley ridendo e i tuoi amici bevono mojito sulla spiaggia mentre un pezzo rub-a-dub particolarmente sexy si diffonde per l’aria, sarà TREMENDAMENTE difficile concentrarsi su perchè quel <div> particolare collassi il nuovo swfobject 2.0 su IE in un oscuro sito di forniture per dentisti molisani.

Presto fatto: un rumore nel cielo, uno scroscio di tempesta, ed ecco l’autunno in tutta la sua tonitruante magnificenza.
Che bene.

*SIGH*

Technorati Tags: ,

Da qualche parte bisogna pur iniziare.

Il mio sito personale, il mio portfolio, per così dire, era fermo dal 2005. Dal 2005 ad oggi sono successe una montagna di cose che per pura pigrizia, o per puro accavallarsi di impegni, non ho avuto modo di documentare; il che fa un po’ ridere, dal momento che dal 2005 ad oggi molta della mia parte professionale è cresciuta.

Questo blog sarà un piccolo diario di viaggio di quanto mi succederà, professionalmente e non. Non c’è un “target” a cui è indirizzato; non sono abbastanza famoso come designer per poter avere un seguito, e forse non ho nemmeno nulla di particolarmente eminente da insegnare come “tecnico”. Il concetto però è che vorrei documentare qui tutto quello che farà parte del mio percorso, umano e professionale.
Shall we begin…

Technorati Tags: ,